Il Presidente

Antonella Allegrino, Presidente e Promotrice del Comitato

Un comitato per restituire a Pescara e al territorio metropolitano il fiume oggi agonizzante. Un’iniziativa per muovere azioni istituzionali affinché il fiume torni ad essere fra le priorità ambientali, economiche, culturali e politiche delle classi dirigenti cittadine, provinciali e regionali. Un obiettivo comune a enti pubblici e privati cittadini: raccogliere studi e progetti relativi al fiume e realizzare un piano di marketing territoriale per farli divenire realtà. Queste sono alcune fra le finalità più importanti del comitato promosso dall’associazione Articolo 3 a Pescara, per la rinaturalizzazione del maggiore corso d’acqua dell’Adriatico a sud del Po, attualmente uno dei 7 fiumi italiani più sfruttati ed inquinati.

Il comitato esiste da qualche mese, l’apertura della campagna di adesioni corona una serie di iniziative che l’associazione Articolo 3 ha messo in capo proprio sul fiume Siamo partiti dagli effetti prodotti dalla discarica di Bussi, passando per la richiesta di riqualificazione del Circolo canottieri di Pescara, la lectio magistralis di Tara Gandhi sull’importanza dell’acqua, fino al confronto sul porto, la cui agonia è una spina nel fianco all’economia e all’identità cittadina. Il Comitato prosegue l’impegno, traendo nome obiettivo da un antico detto dei pescatori pescaresi che un tempo amavano sottolineare che l’acqua del fiume era un’acqua che si poteva bere. Siamo partiti dall’idea che si beve qualcosa che aiuta a vivere e non fa male, ci è piaciuto considerare che bere fa diventare la sostanza parte integrante di qualcosa più profondo, ed ecco che il fiume recuperato potrà essere parte integrante del passato, ma anche del presente e futuro della città.

Ci rivolgiamo a tutti ma soprattutto alle istituzioni a tutti coloro che sono classe dirigente, dai parlamentari ai consiglieri regionali, alle Camere di Commercio, amministratori comunali e i Comuni che sono nella vallata in cui scorre il Pescara, con la consapevolezza di avviare un’attività inedita fino ad oggi e di farlo in maniera condivisa. Un’operazione che potrebbe consentire un salto di qualità rispetto a ciò che il fiume Pescara rappresenta per il territorio, con i suoi 68 chilometri di corso, 7 dei quali navigabili. L’attività di recupero e valorizzazione sarà difficile ma è importantissima, anche perché l’inerzia sarà presto punita in base ad una direttiva europea, la 2000/60/CE che impone il recupero della qualità delle acque e dell’ecosistema fluviale entro il 2015, pena sanzioni. Attività che riguarderà anche la lotta all’inquinamento e una ulteriore attività di sensibilizzazione che riguarda i Comuni e le istituzioni che hanno a che fare con la polizia provinciale, comunale, con il genio civile.

L’obiettivo è raccogliere tutto il materiale esistente sul fiume prodotto nell’ultimo decennio, per arrivare alla realizzazione di un piano di marketing territoriale che tenga conto degli elementi storico ambientalistici e disegni un rilancio capace di produrre risultati e sviluppo.

Intendiamo fare questo lavoro proponendo una sinergia con l’Università e che, una volta realizzato, diventerà base per costruire un piano di marketing territoriale. Lavoro che sarà anche fondamento per una proposta di legge regionale con la quale si potranno attrarre finanziamenti europei e privati, in base ad un’idea condivisa di rinascita del fiume. Il fiume oggi agonizza perché è sempre mancata una visione unitaria e condivisa: è arrivato il momento di cambiare le cose e di recuperare ruoli istituzionali mancati e coscienze individuali sensibili. Solo così Pescara, unica città europea che trae il suo nome dal fiume che l’attraversa, potrà recuperare una parte fondamentale della sua storia e del suo sviluppo.


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